Today my /usr/ partition has been overwhelmed by Texmaker required package.
I had to rapidly find a solution, but had no time to study how to redesign the lvm partition table.
Since I had and unused disk I installed system-config-lvm and created a new partition.
Than I had to find a way to move the /usr contents, preserving links and permissions.
This was the solution:
# mkdir /mnt/usr
# mount /dev/newlvm/partition /mnt/usr
# (cd /; tar cf - usr) | (cd /mnt; tar xf - )
The last line is a poem: it use a pipe between two tar commands, executed on different folders.
The first tar is executed in root and send to the standard output a backup of /usr.
The second tar is executed in /mnt and extract the backup it recieve from the standard output.
In questi giorni riflettevo sulla crisi politica (parlamentare ed extra-parlamentare) che sta attraversando l'Italia (ma forse non solo) con dei colleghi tradizionalmente orientati destra.
Roberto propone l'astensione. Lele non vede opzioni credibili sul "mercato" politico.
Io (tradizionalmente di sinistra) comprendo profondamente le ragioni di entrambi.
Se il PD candidasse come Presidente del Consiglio Matteo Renzi forse potrei votarlo ancora, ma in questo momento non sembra orientato al ricambio generazionale.
Di fatto, continuo a condividere molte delle proposte del Partito Democratico, ma il problema è che nonostante il successo clamoroso della manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma, il partito stesso non appare più molto credibile.
Così, elettori di (centro) destra e (centro) sinistra si trovano accomunati da un senso di smarrimento profondo.
Pur essendoci alcune persone credibili candidate in entrambi gli schieramenti, queste non appaiono in condizione di sostituire i gerarchi delle rispettive partitocrazie.
Lele propone un metodo scientifico: votiamo il partito con l'età media più bassa.
Ma la media è una funzione ingannevole: ad esempio basterebbero un paio di Ruby candidate per ogni settantenne per attestare l'età media del PdL sui 35 anni senza sostituire nessuno da Berlusconi a Dell'Utri passando per Cosentino e Verdini.
Sono seriamente preoccupato per la vita del Presidente della Repubblica.
I black block a Roma, secondo me servono a fingere correnti eversive che non esistono davvero nella società italiana.
Ma questa guerriglia nelle strade è utilissima a spaventare i cittadini onesti e pacifici, a surriscaldare gli animi ed esacerbare i contrasti.
Vi sono sottili similitudini con l'ascesa del nazismo.
O con il clima di tensioni degli anni '60, in cui il terrorismo nero compiva stragi per accusarne anarchici e comunisti.
Cosa succederebbe all'Italia se oggi avvenisse un colpo di stato?
Cosa succederebbe se l'imminente crisi di governo fosse gestita da Schifani in un clima di violenze diffuse?
La continua delegittimazione della Costituzione, che perdura da anni, non faciliterebbe un colpo di mano?
La capillare diffusione delle mafie sul territorio italiano diventerebbe il braccio armato pubblicamente contrastato e segretamente guidato.
Sono terrorizzato. Ho paura. Seriamente PAURA.
Ho paura che l'Italia precipiti in un sistema autoritario!
Probabilmente è una paura irrazionale, perché siamo in Europa, ed una dittatura in Italia non sarebbe tollerata dall'Europa e dalla Nato.
Ma sono veramente terrorizzato.
Sarebbe il compimento del progetto della P2 di cui Berlusconi era associato.
D'altronde, Licio Gelli non diceva qualche tempo fa che la sua unica speranza era proprio Berlusconi?
Questo elenco è stato letto a Vieni via con me dal Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.
Appunto queste esigenze come promemoria.
Ho bisogno che la lotta alla mafia sia posta tra le priorità nel programma di qualsiasi partito e che le leggi per contrastarla ricevano voto unanime.
Ho bisogno che imprenditoria, burocrazia, politica, rappresentanti delle istituzioni e delle professioni, insomma l’area grigia contigua alla mafia, non intrecci relazioni con essa, formando cricche e reti criminali per gestire i loro lucrosi, comuni affari.
Ho bisogno che ai giovani delle forze dell’ordine, agli operatori di giustizia, ai magistrati, che tanti successi hanno conseguito con dedizione, con sacrifici, con rischio della vita, non manchino risorse, tecnologie, incentivi economici, ma anche autovetture, carburante, carta, etc..
Ho bisogno che nel reato di scambio elettorale politico mafioso oltre al danaro sia compresa qualsiasi utilità in cambio della promessa di voto.
Ho bisogno di conoscere tutti i segreti della mafia, i suoi progetti criminali, le sue strutture, i suoi traffici, le sue relazioni esterne attraverso pentiti e testimoni di giustizia, che vanno incentivati, e attraverso le intercettazioni, che, nel rispetto della privacy, del segreto investigativo e senza imporre bavagli all’informazione, non vanno limitate.
Ho bisogno che i beni sequestrati e confiscati ai mafiosi siano al più presto destinati all’utilità dei cittadini.
Ho bisogno, per evitare che i boss mafiosi continuino a comandare dal carcere, che il regime del 41 bis sia applicato in strutture adeguate e in maniera efficace.
Ho bisogno che siano rapidamente sciolte le amministrazioni locali ed allontanati i funzionari infedeli, quando si pongono al servizio degli interessi e dei privilegi dei mafiosi.
Ho bisogno che all’estero, dove l’Italia è apprezzata per la strategia e gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, non ci siano Stati-rifugio per i tesori della mafia, della corruzione, dell’evasione fiscale.
Ho bisogno di una legge sull’autoriciclaggio, per indagare, cosa attualmente non consentita, su chi commette un reato e poi ne occulta i profitti.
Ho bisogno di politiche di sviluppo che diminuiscano gli squilibri tra Nord e Sud, che non trattino il Sud come un vuoto a perdere, di quelli che…tanto si arrangiano, tanto si ammazzano tra di loro.
Non ho bisogno per combattere la mafia dell’annunciata riforma della giustizia, almeno di quella che propone la separazione delle carriere, un Consiglio Superiore della magistratura solo per il pubblico ministero, l’appellabilità delle sentenze solo da parte del condannato, leggi ad personam, termini iugulatori per le varie fasi processuali che portano all’impunità degli imputati.
Ho bisogno, invece, di una riforma della giustizia che tenda a ridurre drasticamente il numero degli uffici giudiziari, a rendere più agile e veloce il processo penale, a rivedere il sistema delle impugnazioni, ad eliminare quelle garanzie soltanto formali, che consentono strategie dilatorie, funzionali a scarcerazioni o prescrizioni.
Ho bisogno di stare attento a coloro che più che riformare la giustizia e curarne i mali secolari vogliono riformare i magistrati, delegittimarli, intimidirli, renderli inoffensivi, considerarli un cancro da estirpare.
Ho bisogno di quei magistrati, antropologicamente diversi, che riconoscono nei principi costituzionali, dell’obbligatorietà dell’azione penale, della dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero e dell’autonomia e indipendenza della magistratura, un patrimonio insostituibile di democrazia, da difendere, anche da parte di tutti i cittadini, non come un privilegio di casta, odioso, come tutti i privilegi, ma come principi funzionali alla domanda di giustizia che alta si leva dalla società;
di quei magistrati, che pur non essendo stati eletti dal popolo, si distinguono per il rigore etico, per la strenua ed inflessibile difesa della cosa pubblica, delle istituzioni e della società;
di quei magistrati, matti o utopisti, che ancora credono che in Italia si possa riuscire a processare, oltre ai mafiosi ed ai mandanti delle stragi, anche la mafia dei colletti bianchi, gli infiltrati nelle istituzioni, i corruttori di giudici, di pubblici funzionari e di politici, coloro che creano all’estero società fittizie per riciclare denaro sporco;
di quei magistrati che, come me, dinanzi alle bare rivestite del tricolore, dei berretti degli agenti di scorta e delle toghe dei magistrati Falcone e Borsellino, giurarono che la loro morte non sarebbe stata vana e che per questa Italia unita, al Nord come al Sud, sono pronti a dare la vita.